Dentosofia

Rudolf Steiner

Andrè Besombes

La Storia

 

Il nome Dentosofia deriva dall’unione delle parole latine “dens”, il dente, e greca “sophia”, saggezza. Letteralmente significa, quindi, “la saggezza dei denti”.

Nella definizione dei suoi ideatori - i dottori Rodrigue Mathieu e Michel Montaud - è una terapia che, legata al pensiero antroposofico di Rudolf Steiner, pone in evidenza il legame tra l’equilibrio della bocca e quello dell’essere umano nel suo ambiente: il mondo.Si tratta di una dinamica evolutiva, risultato in particolare delle scoperte dei professori Renè Soulet e Andrè Besombes e del professor Pedro Planas, messe a punto da nuovi concetti e tecniche volte a ottenere l’equilibrio della bocca.

Diversamente dalle abituali cure dentistiche, considera il paziente nella globalità del suo essere. La terapia si basa sul fatto che ogni essere umano possiede un potenziale di equilibrio che non perde mai in quanto la sua natura profonda è «Equilibrio». L’espressione di questo equilibrio è, però, spesso contrastata dalle autolimitazioni incoscienti (psichiche e fisiche) create dal paziente in risposta al proprio vissuto.

Il principale strumento terapeutico utilizzato dalla Dentosofia è un apparecchio, chiamato attivatore plurifunzionale, prodotto originariamente in caucciù, ora anche in silicone. Il primo «attivatore a doccia» fu presentato nel 1953 dal professor André Besombes, dell’Università di Parigi, e dal professor René Soulet, dell’Università di Clermont-Ferrand. Questo apparecchio nasceva da un’esigenza ben precisa: alla fine della scuola i bambini in trattamento ortodontico partivano per una vacanza di tre mesi, durante i quali, se avessero avuto problemi con i loro dispositivi ortodontici, difficilmente avrebbero potuto trovare assistenza. Gli apparecchi venivano perciò rimossi per tutto il periodo estivo, ma, in autunno, alla ripresa della terapia, si osservava immancabilmente un peggioramento. I due pensarono di elaborare un apparecchio morbido, che non potesse causare problemi e non richiedesse manutenzione. Con loro grande sorpresa si accorsero che i bambini che lo avevano utilizzato nei mesi di sospensione della terapia convenzionale non solo non avevano subito un peggioramento, ma erano addirittura migliorati.

Pedro Planas

Principi Generali

 

A partire dalla nascita, la bocca viene modellata fisicamente da: RESPIRAZIONE, SUZIONE, FONAZIONE, DEGLUTIZIONE, MASTICAZIONE, che sono l’essenza della dinamica dentale.La Dentosofia riconosce che le malocclusioni sono causate da un’alterazione di queste funzioni biologiche vitali. Queste funzioni sono importantissime perché i disturbi relativi a esse hanno ripercussioni a tutti i livelli: fisico, organico, psichico, emozionale, comportamentale, ecc.La sollecitazione adeguata della bocca tramite azioni dentistiche ed esercizi appropriati (incentrati sulla rieducazione delle funzioni vitali) offre al paziente la capacità di creare la propria forma orale che riflette il proprio equilibrio generale.

Lavorando su questi principi si agisce:

  • sulla suzione o il suo stadio maturo, la masticazione;

  • sulla deglutizione;

  • sulla fonazione;

  • sulla respirazione, che deve essere nasale e non orale.

 

Esiste inoltre un legame tra disturbi di queste funzioni biologiche vitali e la comparsa di svariate patologie. Ho osservato una relazione sistematica tra una bocca disequilibrata e diverse condizioni patologiche, quali:

  • Mal di testa.

  • Vertigini, otalgie, problemi alla vista.

  • Problemi stomatognatici.

  • Cervicalgia.Dorsalgia.

  • Lombalgia, cadute sul coccige.

  • Problemi viscerali, cicatrici.

  • Strappi muscolari, Crampi, varici.

  • Distorsioni di caviglia, di piede.

  • Callosità, varismo, valgismo.

 

La Dentosofia si propone quindi di intervenire sulle malocclusioni riequilibrando le funzioni neuro-vegetative e questo riequilibrio, a sua volta, va ad agire sulle patologie sistemiche che lo accompagnano.

Da un punto di vista neurofisiologico, tutte queste funzioni vitali sono interdipendenti e collegate tra loro. Quindi lavorare su una di esse permette di lavorare sul loro insieme. Agire sulla loro correzione simultaneamente porta a un potenziamento dei risultati. L’attivatore plurifunzionale agisce proprio in questo senso:

  • impedisce la respirazione orale e rieduca la respirazione nasale;

  • guida la lingua a posizionarsi nella posizione corretta per una deglutizione non disfunzionale;

  • agisce sulla masticazione attraverso le microstimolazioni impartite ai denti;corregge o impedisce una posizione scorretta della mandibola;

  • favorisce la pressione concentrica delle labbra e delle guance su entrambe le arcate, impedendoche avvenga su una sola di esse.

 

La possibilità di rieducare le funzioni neuro-vegetative si fonda sulla neuro-plasticità, cioè sulla capacità del sistema nervoso di stabilire nuove connessioni, engrammi o percorsi neurali.Contemporaneamente, si ha un effetto ortopedico cranio-occlusale dato dalla memoria elastica del materiale di cui è fatto l’attivatore e il riposizionamento della mandibola associato all’azione sul mascellare superiore con un «effetto armonico di ritorno» sulle suture craniche e con un’azione di spinta sui «vettori» dei denti (che sono anche i vettori di accrescimento) che convergono sull’apofisi crista-galli punto di partenza delle membrane intracraniche di tensione reciproca.Vi è una corrispondenza biunivoca tra osteopatia craniale e occlusione dentale.

La Prima Visita e La terapia

 

La prima visita parte dal presupposto che fin dalla nascita, il nostro cervello memorizza gli errori del Sistema Posturale come riferimenti di normalità e che per questo essi non possono correggersi da soli. La possibilità di modificarli è uno strumento cruciale sia per prevenzione che per la terapia.

 

La visita posturologica prevede sia un’analisi strumentale sia un esame clinico. L'indagine strumentale è basata sull'analisi computerizzata della coerenza cardiaca.

Nella sezione clinica viene studiato:

  • assetto posturale

  • tono muscolare

  • appoggio del piede

  • convergenza degli occhi

  • parallelismo degli assi visivi

  • occlusione mandibolare e tutto ciò che può interferire con lo schema corporeo ottimale per ogni individuo.

 

Nell’esame posturale si vanno ad analizzare i muscoli posturali, notandone la tonicità e palpando la loro consistenza, senza che siano effettuati atti volontari, visto che questa disciplina pone tutta la sua attenzione al sistema involontario.

 

I test che ci aiuteranno a formulare una corretta diagnosi sono diversi, di seguito alcuni di quelli che vengono presi in considerazione.

 

Test della marcia di Fukuda:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

si tratta di un test molto spettacolare e altamente ripetibile, che ci dà la possibilità di comprendere se il paziente da noi analizzato avrà una evidente contrattura in un lato del suo corpo. Il paziente dovrà marciare sul posto alzando le ginocchia, e rimanendo ad occhi chiusi, per un tempo di circa 50 secondi.Dovremo, quindi, immaginare disegnato sul pavimento un grande goniometro il cui punto 0° sarà situato in quel piano passante saggittalmente al corpo; ci troveremo di fronte a dati che andranno da 0° a +90° per un paziente con alterato tono posturale destro; da 0° a -90° in un paziente che avrà il lato sinistro contratto con conseguente alterazione del tono posturale. Si pone +/- 30° come limite oltre il quale ci si trova di fronte ad una alterazione del tono posturale.

 

Test di Romberg:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

questo è un esame che viene usato da molti anni in campo neurologico e ci dà punti di riferimento su eventuali squilibri posturali in avanti, indietro e lateralmente del paziente preso in esame. Quest'ultimo dovrà rimanere in piedi, con i talloni ben accostati, le punte leggermente divaricate, con gli occhi chiusi e tendere le braccia fino a formare con il corpo un angolo di 90°. A questo punto il soggetto in esame potrà muoversi inconscientemente, e se vi sarà un problema di carattere posturale, la direzione di questo movimento sarà quella del lato, per così dire, squilibrato. Rifacendoci a studi francesi di neurofisiologia, possiamo dire che generalmente le persone il cui primo movimento in questo test è anteriore, sono soggetti in una depressione posturale che si manifesterà caratterialmente con senso di apatia e svogliatezza. Coloro i quali si muoveranno posteriormente saranno soggetti in iperattività fisica, poco affidabili, e con un bilancio di fine giornata quasi nullo. Dobbiamo sottolineare l'importanza di analizzare esclusivamente il primo movimento, ed inoltre, per avere un buon punto di riferimento, noi dovremo rimanere immobili di fronte al paziente durante l'esame.

 

Manovra di De Cyon:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

un test da utilizzarsi quasi esclusivamente di caso di dubbi sulla situazione neurologica del paziente in esame. Consiste nel far unire la punta degli indici delle due mani ad occhi chiusi, rimanendo seduti e con le braccia tese.

 

Manovra di convergenza oculare:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ci permette di testare il tono dei muscoli retti esterni degli occhi, e si esegue dirigendosi lentamente con una penna, da una distanza iniziale di circa 80 cm, verso il naso all'altezza della linea bipupillare.

 

Test di rotazione della testa:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

in questo test il paziente si porrà in piedi e con le braccia abbandonate, ed il terapeuta stando di spalle, porrà le braccia ben tese e saldamente tiene le sue spalle nella regione compresa tra la zona scapolare e quella cervicale laterale. A questo punto il paziente dovrà girarsi ruotando la testa prima in un lato e poi nell'altro. Attraverso punti di repere si evidenziano eventuali differenze di rotazione

 

Manovra di Bassani:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

viene anche detto “test dei pollici montanti” e si tratta un esame dinamico. Il paziente in piedi sarà privo di maglietta, e ci rimarrà di spalle; noi dovremo appoggiare i nostri pollici simmetricamente e lateralmente ai processi spinosi, zona L3, con una forza di circa 50 gr, e fargli abbassare prima la testa e qualche istante dopo anche il busto fino a toccare con le mani la punta dei piedi. Andremo a testare quanto e come potranno stirarsi i muscoli gran dorsali, responsabili dei movimenti di estensione e rotazione dell'omero andando quindi a tirare il braccio in basso e indietro.Nella parte finale dell'esame, i pollici, fisiologicamente, dovranno trovarsi nella stessa posizione simmetrica di partenza, altrimenti il pollice rimasto più in alto dimostrerà un evidente spasmo nella parte omolaterale.

 

Manovra di convergenza podalica:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

si va a testare i muscoli rotatori esterni degli arti inferiori, facendogli compiere una rotazione interna progressiva simmetrica grazie ad una presa al livello malleolare.Questo test dovrà essere eseguito a paziente sdraiato sul lettino e per standardizzare questo esame si usa avere una presa malleolare ben precisa: si fa scivolare la mano dall'esterno all'interno sotto il tendine d'Achille, e una volta arrivati con la punta delle dita al malleolo si stringe intensamente usando così durante il movimento anche la nostra parte alta del palmo della mano.

 

Analisi posturale globale:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

logicamente questo test dovrebbe essere il primo in ordine di tempo ad essere effettuato, ma è stato messo a questo punto per avere già una cognizione degli standard analitici in campo posturologico.Da una analisi ortostatica del nostro paziente, che per facilità potrà essere posizionato dietro un posturoscopio, ovvero uno strumento fatto a griglia, delle dimensioni di un uomo su cui sarà tracciata la verticale di Barrè o linea saggittale, e privo del normale vestiario, potremo già avere una importante idea sulle sue condizioni costituzionali e morfologiche.Essenzialmente, durante la sua analisi, andremo a distinguere un'esame frontale, uno antero-posteriore ed uno posteriore. Anteriormente avremo come punto di riferimento le spine iliache superiori, la parte interna clavicolare e l'asse bipupillare.Antero-posteriormente, in assenza del posturoscopio, dovremo utilizzare un filo a piombo per analizzare se questo paziente tenderà in avanti o in dietro, quindi, se sarà un morfotipo tendente alla 2° o 3° classe. Posteriormente avremo come repere le spine iliache posteriori, la punta delle scapole e la zona sub-occipitale.

 

Sulla base della diagnosi viene impostato un programma di rieducazione e di terapia individualizzato attraverso l'uso dell'Attivatore Pluri Funzionale (APF).

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